Un’esperienza di inclusione, scoperta ed emozione per una classe Asacom della AC Wild School accompagnata dal docente Salvo Saccà, alla scoperta dei capolavori di Antonello da Messina e Caravaggio attraverso il senso del tatto.
Una visita guidata diversa dal solito, capace di trasformare l’arte in un’esperienza sensoriale ed emotiva. È quella vissuta da una classe ASACOM presso il Museo Regionale Interdisciplinare “Maria Accascina” di Messina, dove le studentesse hanno avuto l’opportunità di avvicinarsi alle opere d’arte attraverso un percorso originale, fondato sulla percezione tattile e sull’empatia.

Guidati dalla storica dell’arte Giovanna Famà, le studentesse sono state invitate a esplorare il mondo dell’arte in modo insolito: bendandosi e affidandosi al tatto per provare a comprendere come una persona cieca possa conoscere, immaginare e interpretare ciò che normalmente viene percepito attraverso la vista.
I capolavori di Antonello da Messina e Caravaggio sono stati al centro di un’esperienza sensoriale che ha permesso alle studentesse di avvicinarsi all’arte attraverso il tatto, grazie all’esplorazione di riproduzioni tattili delle opere. Bendandosi, le ragazze hanno provato a comprendere come le persone cieche possano conoscere e interpretare le immagini attraverso le mani, cogliendo forme, rilievi e dettagli e lasciando spazio all’immaginazione e alle emozioni.

L’esperienza del bendarsi non è stata soltanto un gioco o una semplice attività didattica, ma un invito a mettersi nei panni dell’altro, a superare i pregiudizi e a interrogarsi sulle diverse modalità con cui ciascuno può entrare in relazione con la bellezza. Un’occasione per comprendere che la disabilità visiva non cancella la possibilità di vivere l’arte, ma richiede strumenti, percorsi e linguaggi capaci di renderla accessibile.
In questo contesto, il ruolo della guida Giovanna Famà è stato fondamentale nell’accompagnare gli studenti alla scoperta del patrimonio artistico, stimolando la curiosità e favorendo una partecipazione attiva e consapevole.

La visita al Museo regionale di Messina si è trasformata, dunque, in una lezione di arte e, soprattutto, di umanità. Perché l’inclusione non consiste soltanto nel consentire a tutti di accedere ai luoghi della cultura, ma nel creare occasioni autentiche di incontro, comprensione e condivisione.
A volte, per imparare a vedere davvero, bisogna chiudere gli occhi e lasciare parlare le mani.

