Festival di Venezia 2026: tra premi, polemiche e pronostici per la prossima edizione

Una cerimonia cinematografica tanto acclamata quanto il Festival di Venezia, giunto quest’anno all’83ª edizione, è sempre stata al centro dell’attenzione mediatica globale. Tuttavia, della rassegna del 2026, si è parlato davvero poco rispetto agli ultimi anni. Quest’edizione, difatti, ha avuto come protagoniste molte più pellicole di nicchia, con pochi film “commerciali” presenti. Ad eccezione di lungometraggi quali “Wild Horse Nine” e “Primetime”, sono pochi i prodotti che nei prossimi mesi vedremo sui principali red carpet di Hollywood. Come in effetti è già accaduto al festival di Cannes, nelle principali cerimonie cinematografiche globali Hollywood si sta progressivamente allontanando, lasciando spazio a film più indipendenti. Ed anche se quest’anno il cinema statunitense non ha avuto una presenza particolarmente forte in varie rassegne, l’83ª edizione del Festival di Venezia ha racchiuso parecchi lavori interessanti. Fra sorprese come “Bucking Fastard” di Werner Herzog, pellicole poco apprezzate quali “Company” di Casey Afflecke conferme come “Ink” di Danny Boyle, il Festival di quest’anno si è dimostrato all’altezza delle ultime edizioni. Alcuni spettatori potrebbero dunque ritenersi delusi, ma annate caratterizzate da un numero inferiore di film lodevoli non rappresentano una novità per la rassegna.

Delineato il quadro generale della cerimonia, possiamo adesso concentrarci sull’analisi dei principali vincitori.

In primo luogo, per quanto riguarda i premi attoriali, sono stati assegnati senza grandi sorprese.

Ad aggiudicarsi la COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE è stata Mathilde Arcel in “Woman Unknown” di Mayy al-Tukhi, vista da subito come favorita insieme ad Alba Rohrwacher in “Un bon petit soldat”. La COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE è stata invece ottenuta da John Malkovich, attore in “Wild Horse Nine” di Martin McDonagh. Questo riconoscimento era stato predetto fin dalla prima proiezione del film: secondo gran parte degli spettatori, quella di Malkovich è stata infatti l’interpretazione migliore dell’intera edizione. Non è da escludere, dunque, che il suo ruolo possa essere premiato anche in altri eventi come i Golden Globe o che possa perfino condurlo alla conquista del suo primo Oscar. Inoltre, il PREMIO MARCELLO MASTROIANNI per il miglior giovane attore/attrice emergente è andato a Malou Khebizi in “A Place to Heal”.

Poi, la pellicola “Un bon petit soldat” di Stéphane Brizé ha ottenuto il PREMIO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA, ed Ilya Khrzhanovsky ha conquistato il LEONE D’ARGENTO PER LA MIGLIOR REGIA per il lungometraggio “DAU”.

Per quanto concerne il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ed il GRAN PREMIO DELLA GIURIA, hanno suscitato non poche polemiche tra il pubblico. In effetti tali riconoscimenti, assegnati rispettivamente a “Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor e “Possible Love” di Lee Chang-dong, sono stati considerati quasi come premi di consolazione, dato che per molti meritavano il trofeo principale molto più che l’attuale vincitore. La prima pellicola, documentario a sfondo politico che racconta la guerra di Gaza, e la seconda, un intenso dramma realizzato da uno dei più acclamati registi sudcoreani, sono state maggiormente apprezzate rispetto a “Woman Unknown” di Mayy al-Tukhi, che ha ottenuto il LEONE D’ORO.

Alcuni giornalisti hanno perfino accusato la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal di averlo scelto come vincitore poiché era l’unico lungometraggio presente diretto da una regista donna. Queste opinioni sono senza alcun dubbio infondate, come anche sostenuto dalla stessa Gyllenhaal durante un’intervista; ciononostante, dispiace pensare che una pellicola meno apprezzata abbia ottenuto ben due riconoscimenti ed altre siano rimaste a mani vuote. Dal “Primetime” di Lance Oppenheim con un formidabile Robert Pattinson, al ritorno di Nanni Moretti con “Succederà questa notte”, sono molti i film non considerati dalla giuria.

Infine, si potrebbero già formulare alcuni pronostici per la cerimonia che si terrà l’anno prossimo. Per quanto riguarda il presidente di giuria, è parecchio complesso immaginare chi possa prendere il posto di Maggie Gyllenhaal, considerando quanto sia difficile prevedere questa scelta prima del festival. Si può ipotizzare che la presidenza venga affidata a Pedro Almodóvar, regista spagnolo che, nonostante il successo raggiunto negli anni, non ha mai ottenuto tale carica. Un’altra ipotesi porta ad un regista italiano, per esempio Luca Guadagnino, la cui presenza è stata ricorrente alle edizioni degli ultimi anni.

Parlando invece delle possibili pellicole in concorso, si può supporre la partecipazione di Ruben Östlund, regista pluripremiato in altre rassegne, con il suo nuovo lungometraggio “The Entertainment System Is Down”, che vede protagonisti Keanu Reeves e Kirsten Dunst. E se il film non dovesse essere presentato a Venezia, è probabile che venga mostrato pochi mesi prima, all’80ª edizione del Festival di Cannes. Tra i titoli potrebbe anche esserci il dramma carcerario “Sacrifice” di Damien Chazelle o, perfino, il vociferato ritorno di Terrence Malick con “The Way of the Wind”, epopea sulla vita di Gesù la cui presentazione nei principali festival cinematografici viene rimandata da oltre quattro anni. Sicuramente, anche se questi prodotti non dovessero essere presenti, ci si può aspettare una nuova annata con tante sorprese, possibilmente ancora più numerose di quelle di quest’anno.

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