Il Festival di Sanremo, tra luci ed ombre

Il Festival di Sanremo, conclusosi ieri sera, con la finale vinta da Sal da Vinci, a differenza della precedente edizione, non si può ritenere un grande successo. Poichè negli ultimi anni, il Festival della canzone italiana riusciva ad entusiasmare il pubblico di tutta Italia, coinvolgendo sia giovani che anziani. Con la seconda edizione consecutiva, diretta da Carlo Conti (quinta in tutta la sua carriera), il programma sembra essere ritornato al punto di partenza. Per prima cosa l’evento ha ottenuto un calo drastico dei telespettatori, passando da una media di 12 milioni a serata per l’annata scorsa, ad un totale che, quest’anno, si è fermato a circa 9 milioni e 800 mila presenze. Anche le canzoni sono state molto meno discusse, in confronto alle precedenti edizioni, difatti non c’è stata una grande hit protagonista delle serate.

Ma il problema principale, a mio avviso, non è sicuramente l’insieme dei brani o degli ospiti presenti, ma l’anonima direzione di Carlo Conti. Infatti, la conduzione del Festival mi è sembrata fredda e distaccata, senza cioè un qualsiasi accenno comico o creativo. Conti sembra essere sempre di fretta, come se cercasse costantemente una motivazione per tagliare i discorsi dei protagonisti. E, se nel 2025 ciò era già visibile, qui è fin troppo evidente. Non bisogna ovviamente considerare Conti un pessimo conduttore, difatti negli ultimi anni in Rai è stato uno dei presentatori più acclamati, ma al Sanremo di quest’anno dà l’impressione di essere una presenza quasi forzata. Ora le speranze si spostano sulla prossima edizione, quando il conduttore sarà il giovane Stefano De Martino che, possibilmente riuscirà (come fece Amadeus dal 2020 in poi) a riportare un podi freschezza alla manifestazione canora più amata di tutta la televisione italiana.

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