Messina: riabilitazione visiva e presa in carico della persona. Investire in cultura, innovazione e capacità di relazione

La riabilitazione visiva rappresenta molto più di un insieme di interventi clinici destinati a migliorare la funzionalità residua della vista. È un percorso complesso e multidimensionale che pone la persona al centro, riconoscendone bisogni, potenzialità, aspettative e progetto di vita. In quest’ottica, la presa in carico non coincide con la semplice erogazione di prestazioni sanitarie, ma si configura come un processo continuo, personalizzato e interdisciplinare.

In questo settore, il confronto e il continuo aggiornamento rappresentano elementi fondamentale per offrire ai pazienti servizi sempre più incisivi e performanti.

L’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Messina ha organizzato un corso teorico-pratico di alta qualificazione, rivolto sia agli ortottisti che agli studenti del corso di laurea in Ortottica.

Direttore scientifico dell’evento Maria Briguglio, oculista dell’UICI Messina la quale, aprendo i lavori, “ha presentato le finalità del corso sottolineando l’utilità ed il valore della formazione e dell’aggiornamento professionale”.La riabilitazione visiva del futuro, ha affermato Maria Briguglio, “non potrà limitarsi a recuperare funzioni, dovrà contribuire a costruire opportunità di partecipazione, inclusione e qualità della vita. Ogni percorso riabilitativo dovrebbe misurare il proprio successo non solo attraverso indicatori clinici, ma anche attraverso il grado di autonomia raggiunto, il benessere percepito dalla persona e la sua possibilità di continuare a svolgere un ruolo attivo nella società”.

Ospite d’onore Federico Bartolomei, ortottista dell’Istituto Francesco Cavazza di Bologna.

Il presidente dell’UICI di Messina Costantino Mollica, ha voluto evidenziare come “l’associazione abbia sempre considerato fondamentale puntare sulla prevenzione, promuovendo iniziative finalizzate allo scopo; un impegno rivolto soprattutto ai cittadini per aiutarli aa evitare che alcuni problemi oculari possano trasformarsi in patologie invalidanti”.

Questo corso, ha concluso il presidente Mollica, “aiuta gli operatori del settore, a crescere professionalmente ed umanamente, elementi fondamentali per creare un rapporto sinergico con i pazienti”.

Il direttore del Centro Regionale Helen Keller Fabrizio Zingale, “ha parlato di lavoro sinergico portato avanti da tutti gli enti collegati all’Unione Italiana Ciechi ognuno dei quali, secondo i propri settori d’intervento, contribuisce a diffondere il concetto della prevenzione quale strumento fondamentale per salvaguardare la vista grazie alle diverse professionalità presenti”. La filosofia che contraddistingue l’associazione è aiutare soprattutto ai vedenti a mantenere lo status quo per evitare patologie invalidanti”.

A coordinare i lavori del corso e le diverse presenze, il segretario sezionale Sergio Vezzosi.

La psicologa della sezione dell’UICI di Messina Simona Ceraolo, nel suo intervento, “ha voluto ribadire che al centro dell’intervento c’è la persona, per questo motivo, occorre un lavoro coordinato tra le diverse figure professionali le quali, debbono guardare il paziente non come un oggetto sul quale intervenire ma un soggetto che merita attenzione in quanto, al centro della patologia c’è sempre la persona”.

Simona Ceraolo ha voluto sottolineare che “accanto alla cultura e all’innovazione emerge una terza dimensione, spesso meno visibile ma altrettanto determinante: la capacità di relazione. L’ascolto, l’empatia, la comunicazione chiara e il rispetto dei tempi della persona costituiscono strumenti terapeutici essenziali”.

Costruire una relazione di fiducia, ha concluso la psicologa Ceraolo, “favorisce l’adesione al percorso riabilitativo, sostiene la motivazione e permette di affrontare con maggiore efficacia le difficoltà che inevitabilmente accompagnano il processo di adattamento alla riduzione della funzione visiva”.

 Investire nella formazione continua dei professionisti significa non solo aggiornare le competenze tecnico-scientifiche, ma anche sviluppare abilità comunicative, capacità di lavorare in rete e sensibilità verso gli aspetti psicologici e sociali della disabilità visiva. La qualità della presa in carico dipende infatti dall’equilibrio tra competenza clinica e competenza relazionale.

A svolgere la relazione centrale, Federico Bartolomei, ortottista dell’Istituto Francesco Cavazza di Bologna, punto di riferimento nazionale anche in questo settore.

La perdita della funzione visiva, indipendentemente dall’età in cui si manifesta, ha detto Federico Bartolomei, “produce conseguenze che coinvolgono l’autonomia personale, la sfera psicologica, le relazioni sociali, il lavoro e la partecipazione alla vita della comunità”.

Per questo motivo la riabilitazione,ha proseguito Bartolomei, “deve integrare competenze mediche, ortottiche, psicologiche, educative, tecnologiche e sociali, costruendo una rete di interventi capace di accompagnare la persona e la sua famiglia nelle diverse fasi del percorso”.

La presa in carico efficace, ha affermato Federico Bartolomei, “richiede innanzitutto una cultura della collaborazione. Nessun professionista, da solo, è in grado di rispondere alla complessità dei bisogni delle persone con disabilità visiva. Lavorare in équipe significa condividere obiettivi, linguaggi e responsabilità, valorizzando le competenze specifiche di ciascuno e promuovendo un dialogo costante con la persona assistita, che diventa protagonista attiva del proprio progetto riabilitativo”.

Investire nella formazione continua dei professionisti, ha concluso Federico Bartolomei, “significa non solo aggiornare le competenze tecnico-scientifiche, ma anche sviluppare abilità comunicative, capacità di lavorare in rete e sensibilità verso gli aspetti psicologici e sociali della disabilità visiva. La qualità della presa in carico dipende infatti dall’equilibrio tra competenza clinica e competenza relazionale”.

Investire in cultura significa diffondere la consapevolezza che la disabilità visiva non definisce la persona. Investire in innovazione significa mettere la ricerca e la tecnologia al servizio dei bisogni concreti. Investire nella capacità di relazione significa riconoscere che ogni percorso di cura nasce dall’incontro tra competenze professionali e umanità. Solo dall’integrazione di questi tre elementi può svilupparsi una presa in carico realmente centrata sulla persona, capace di trasformare la riabilitazione visiva in uno strumento di autonomia, dignità e partecipazione sociale.

I lavori sono proseguiti con i laboratori pratici.

 

Related posts